È strano pensare come spesso la vita possa metterti dinnanzi a situazioni così inaspettate: un minuto prima credevi che tutto stesse andando bene, la tua vita seguiva un corso regolare, aveva il suo equilibrio, e poi?
Poi un minuto dopo arriva la notizia sbagliata, la corda sotto i tuoi piedi inizia a vacillare, ti senti cadere ed inizi a percepire un vuoto.
Senti impotenza dentro di te, incapacità di poter fare qualcosa per far sì che il tempo possa essere portato qualche secondo indietro, il tempo necessario per cambiare le cose, per far ritornare il senno a quella mente distratta da un cellulare, o dagli effetti di un bicchiere di troppo.
E non è facile risollevarsi, hai sempre bisogno di qualcuno che ti aiuti e ti dia la forza di reagire. Ma nel momento in cui prendi coscienza di ciò che è successo, di un’altra vita che si è dissolta, inizi a capire che ti senti scomodo, che a te non va più bene.
E dici “basta”. E dovremmo un po’ tutti avere il coraggio di staccarci dal nostro continuo da farsi e pensare a ciò che ci sta attorno, capire che non è sempre agli altri che può capitare una disgrazia, dovremmo metterci nei panni di chi c’è passato e meditare a come ci sentiremmo noi se fossimo protagonisti di un dramma. Con questo non voglio dire che si debba sempre pensare al peggio, con questo voglio dire che il peggio si può prevenire se ognuno di noi, dopo un attento esame di coscienza, capisse e si attivasse.
Solidarietà (/so•li•da•rie•tà/), la coscienza viva e operante di appartenere a una comunità, condividendone le necessità, in quanto si esprime in iniziative individuali o collettive di sostegno morale o materiale.
Fermatevi, ognuno di noi è fautore della propria vita.
Prendetevi cura degli altri, iniziando dalle piccole cose, da un piccolo sostegno.
Le più grandi speranze girano attorno ai piccoli cambiamenti.